Gli ambienti

Senza l’aiuto della sistematica, la Natura rimarrebbe confusa ed indistinguibile nelle sue forme, come merci in un confuso grande magazzino. Ogni cosa noi si possa desiderare è là ma non sappiamo come trovarla”

Oliver Goldsmith

 

Ridurre in categorie le diversissime forme della Natura è stato sempre un anelito dell’uomo di scienza, ma ogni categorizzazione dovrà essere ottenuta con una necessaria riduzione della molteplicità degli aspetti. Per tentare di dare una facile lettura degli aspetti ecosistemici presenti nel vasto territorio del Geopark abbiamo voluto così riunire in categorie quegli ambienti naturali che più frequentemente si incontrano passeggiando in queste contrade.

L’altimetria dell’area del Geopark va dalle vallate del Dittaino e dell’Imera meridionale, che corrono verso il mare a poche centinaia di metri di altezza slm alla cima dell’Altesina, l’antico Mons Aereus, posta a 1192 m slm.

Questa altimetria fa sì che il paesaggio comprenda diverse fasce vegetazionali che vanno da quella termomediterranea a quella della Foresta latifoglie decidua.

Partendo dalle lande più basse ed insolate, nelle aree di valle del territorio, tra i campi e le aree di calanchi, possiamo trovare ancora i segni della vegetazione originaria della fascia Termomediterranea. Questa vegetazione era caratterizzata in queste aree da specie sclerofille abituate alla arsura della lunga estate siciliana. Dominanti dovevano essere il carrubo (Ceratonia siliqua) e l’oleastro (Olea oleaster), miste ad altre specie sia arboree che soprattutto arbustive quali il lentisco (Pistacia lentiscus) ed il terebinto (Pistacia terebinthus), oggi meno frequenti ma tipici di questa formazione sono anche il corbezzolo (Arbutus unedo) la fillirea (Phillirea latifolia e P. angustifolia), ma anche la palma nana (Chamaerops humilis) l’unica palma autoctona della Sicilia.

Un tempo la fascia mediterranea caratterizzata dalla presenza di una copertura forestale a dominanza di leccio (Quercus ilex) ed in associazione con altre essenze latifoglie doveva rappresentare la nota più diffusa del paesaggio dell’area, ma a partire dall’età classica ed in particolare dall’età romana, l’esigenza della produzione cerealicola, testimoniata sia dagli scritti di Cicerone che dalle innumerevoli cisterne frumentarie ritrovate in tutte le aree urbane antiche, dovette innestare un processo secolare di disboscamento e di isolamento della vegetazione arborea nelle aree più acclivi e impervie. D’altro canto la frequenza del pascolo e la copiosità delle greggi e degli armenti contribuirono a impedire l’innovazione naturale della copertura arbustiva ed arborea sino all’azzeramento delle potenzialità della stessa in gran parte del territorio vallivo e collinare.

Oggi il paesaggio è in vaste aree dominato dalla estensiva presenza di campi di grano o di colture rotazionali strettamente legate allo stesso cereale, quasi che la scelta mitica della madre del cereale, Cerere – Demetra, avesse monopolizzato la capacità produttiva di queste terre.

Il climax fondamentale della vegetazione mediterranea italiana è quindi quello del bosco di leccio (Quercus ilex) nel cui sottobosco predominano gli arbusti sclerofillici e diverse specie di piante erbacee rampicanti e di lianose come la salsapariglia (Smilax aspera) o la fiammola (Clematis flammula).

Nelle parti più calde il leccio può lasciare il posto alla sughera (Quercus suber), un’altra quercia sempreverde caratterizzata da un notevole sviluppo della parte suberale della corteccia.

Il corteggio vede diverse specie mischiarsi al leccio soprattutto nelle aree in cui il manto è meno fitto, tra queste sono frequenti sia il pero mandorlino (Pyrus amygdaliformis) che il perastro (Pyrus piraster), che in primavera sono tra le prime rosacee a guadagnarsi il manto fiorito.

Le erbacee a portamento più basso sono più rare quando la vegetazione è in condizioni climaciche, in quanto la scarsità dell’illuminazione al suolo ne impedisce lo sviluppo, ma proprio per la grande degradazione che la formazione forestale ha dovuto sopportare negli ultimi duemilacinquecento anni, non di rado le essenze arboree hanno lasciato il passo a quelle erbaceo-arbustive ed oggi è più facile trovare una formazione a macchia caratterizzata da un intrico vegetazionale non di rado impenetrabile che la gente dei luoghi indica con il nome di “sciara” dall’arabo “Sha’ra” = boscaglia.

Tra la vegetazione della macchia si ritroveranno rovi (Rubus spp.) rose e salsapariglia, il raro pigamo di Calabria (Thalictrum calabricum), e il cisto con diverse specie.

Più in alto, a chiudere le fasce vegetazionali presenti nell’area del Geopark, troviamo la parte più termofila della Foresta latifoglie decidua qui dominata dalla roverella (Quercus pubescens sensu latu).

In associazione con essa si trovano in natura sia le due specie di Pyrus di cui si è detto avanti, che la coronilla (Coronilla emerus), il citiso a foglie sessili (Cytisus sessifolius), il prugnolo (Prunus spinosa), la rosa sempreverde (Rosa sempervirens) e la canina (Rosa canina). Più raro è l’alaterno (Rhamnus alaternus).

Lo strato erbaceo in questo caso concentra il suo maximum vegetazionale durante i primi tempi della primavera, quando ancora le roverelle non hanno messo le nuove foglie ed il sole consente lo sviluppo delle specie più piccole. In questo periodo nella querceta sarà possibile incontrare belle fioriture di anemone (Anemone hortensis) e di ciclamino (Cyclamen repandum). Tra le rocce e vicino ai cisti crescerà poi la felce aquilina (Pteridium aquilinum) e nelle aree più umide l’ombelico di Venere (Umbilicus rupestris).

A parte questa breve descrizione per fasce vegetazionali si potrà poi procedere ad una suddivisione per tipologia ambientale e così di seguito tentare una classificazione del paesaggio che ci troviamo di volta in volta intorno:

 

Ambienti umidi

Ambienti delle acque correnti:
Osservabili lungo i maggiori corsi d’acqua, laddove il fluire delle acque sia il più possibile stabile, sono caratterizzati da vegetazione idrofita radicata con forti adattamenti non solo all’immersione ma anche all’idrodinamicità. Tipiche il ranuncolo acquatico (
Ranunculus aquatilis), il ranuncolo a foglie capillari (Ranunculus trichophillus), il sedano d’acqua (Apium nodiflorum) e la brasca delle lagune (Potamogeton pectinatus). Questi ambienti si potranno poi differenziare in ragione della velocità delle acque in lotico con acque veloci, lentico, con acque lente e limnico nelle pozze ad acqua quasi ferma.

Ambienti alo-igrofili:
sono tipici delle depressioni salmastre che in genere si formano lungo la costa, ma nella nostra area possono essere presenti lungo aste fluviali e torrentizie con acque rese salmastre dai Sali dell’altipiano gessoso solfifero. Tra le essenze qui maggiormente diffuse l’atriplice
(Halimione portulacoides) e le due specie di giunco (Juncus subulatus e J. Maritimus).

Stagni:
Le acque stagnanti sono caratterizzate da vegetazione ad idrofite radicate quali la brasca comune (
Potamogeton natans), il gramignone di Gussone (Glyceria spicata), la miriofilla d’acqua (Myriophyllum verticillatum), ma anche da alcune idrofite galleggianti come le specie di lenticchia d’acqua (Lemna gibba e L. minor). Gli stagni, prima ampiamente diffusi in tutto il territorio ma poi vittima delle opere di bonifica del XX secolo, hanno un coronamento vegetale ripariale caratterizzato da cerchi concentrici di formazioni via via sempre meno igrofile. Interessante è il primo cerchio, quello del canneto a cannuccia palustre (Phragmites australis) fittissimo e ottimo luogo per la vita di specie animali altrimenti destinate a scomparire della fauna siciliana. Tra i fusti delle cannucce compaiono anche la mazzasorda (Tipha latifolia), la canna (Arundo pliniana), il vilucchio (Calistegia sepium).

Laghi naturali:
oggi rimane solo il Pergusa, sul quale va fatto un discorso a parte e per il quale si rimanda alle diverse opere che vari organismi hanno redatto sull’importante biotopo pergusino. Un tempo al Pergusa si potevano affiancare il lago Stelo ed il Lagastrello, prosciugato durante il XX secolo.

Laghi artificiali:
alla scomparsa delle zone umide naturali, stagni e laghi, ha fatto seguito la diffusione di opere di sbarramento di fiumi e torrenti con la creazione di bacini artificiali grandi e piccoli. Nella seconda metà del XX secolo sono così nati il Nicoletti, L’Olivo, Il Ferrara-Morello, l’Ogliastro-Don Sturzo, ma anche i più piccoli laghetti di Pasquasia e una miriade di laghetti collinari ad uso privato che però hanno consentito una diffusione della Flora e della fauna che con il prosciugamento delle aree umide naturali avevano rischiato di scomparire. Una grande differenza tra i laghi artificiali e quelli naturali è però data dalla notevole instabilità della linea di costa, a causa dell’uso umano delle acque, infatti, il livello delle acque può avere grandi trasgressioni e regressioni, e questa caratteristica non consente la stabilità delle fasce di vegetazione ripariale. Così difficilmente si avrà il canneto mentre molto più facilmente si impianteranno, soprattutto nelle aree in cui vi sono le foci maggiori, le tamerici (Tamarix spp.) o i salici (Salix spp.).

Greti ciottolosi:
ove i fiumi hanno un più vasto letto di piena che rimane per lo più ciottoloso e libero da alberi ed arbusti maggiori, si troverà facilmente l’elicriso (
Helycrisum italicum) in associazione con la scrofularia (Scrophularia bicolor), l’enula ( Inula viscosa) e l’euforbia rigida (Euphorbia rigida).

      Ambienti di prateria

      Prateria steppica ad Ampelodesma:
      forse l’ambiente naturale più diffuso sulle nostre colline, è caratterizzato da una vegetazione xerofila erbacea a graminacee cespitose, con dominanza dell’ampelodesma (
      Ampelodesmos mauritanicus). Questa specie, appunto una graminacea cespitosa di grandi dimensioni, si trova in associazione con altre specie quali il trifoglio bituminoso (Psolarea bituminosa), l’erba mazzolina meridionale (Dactilis ispanica), l’eleoselino (Elaoselinum asclepium), la cicerchia articolata (Lathyrus articulatus). La steppa così descritta si diffonde soprattutto sui terreni calcarei, marnosi o arenacei a quote che vanno dai 100 agli 800 m slm. Questa formazione è il risultato della degradazione delle formazioni più complesse e biodiverse sottoposte a continuo incendio e successivo pascolo con conseguente scomparsa delle specie meno resistenti.

      Prateria steppica a Lygeum:
      Altra formazione con predominanza di vegetazione erbacea cespitosa con dominanza dello sparto (
      Lygeum spartum), graminacea cespitosa con predilezione per i substrati argillosi. Questa formazione colonizza soprattutto le aree calanchive.

      Prateria steppica ad Hyparrhenia: in questo caso la dominanza è della graminacea cespitosa “barboncino” (Hyparrhenia hirta) che predilige i suoli sciolti di ogni natura e si estende soprattutto entro l’isoipsa dei 600 m.

           

          Cespuglieti

          Sono questi ambienti caratterizzati da formazioni ad arbusti, piante legnose ramificate sin dalla base. I cespuglieti possono costituire aspetti di degradazione di antiche coperture forestali ma anche particolari formazioni primarie edafo-climatiche.

          Cespuglieti alo-nitrofili, diffusi su suoli particolarmente ricchi di Sali, questi cespuglieti sono dominati da chenopodiacee a foglie succulente quali ad esempio le salsole (Salsola oppositifolia e Salsola agrigentina), la suaeda (Suaeda vera) e l’Halimione portulacoides. Questa formazione è importante anche all’interno sull’altipiano gessoso solfifero.

          Cespuglieti a Biancospino e Prugnolo, sono formazioni diffuse nella fascia collinare e costituiscono una delle tappe della degradazione o della ricostruzione dei boschi mesofili come le quercete a roverella o a cerro. In essi dominano le specie arbustive e lianose come il biancospino (Crataegus monogyna), il prugnolo (Prunus spinosa), il melo selvatico (Malus sylvestris), il pero selvatico (Pyrus communis), le diverse specie di rovo (Rubus spp.). In alcuni casi in questa formazione può divenire presente o addirittura dominante qualche altra specie arboreo arbustiva come, ad esempio il Sambuco (Sambucus nigra) aiutato da suoli particolarmente umidi.

          Cespuglieti ripariali ad Oleandro e Tamerici, come detto prima quando si è trattato delle aree umide, in ambienti ripariali fluviali e in aree ripariali dei laghi artificiali si formano dei cespuglieti dominati dalla presenza delle tamerici (Tamarix gallica e mauritanica) e dall’oleandro (Nerium Oleander).

          Cespuglieti ad Artemisia, diffusi soprattutto tra le emergenze rocciose quarzarenitiche e nelle aree marginali degradate, sono formazioni arbustive dominate dalla Artemisia arborescens. Non di rado alle essenze tipiche dell’artemisieto si trovano associate le opunzie (Opuntia ficus-indica) naturalizzate.

                 

                Boschi

                Il bosco è un ecosistema molto complesso caratterizzato da svariatissime formazioni vegetali che non di rado presentano una commistione di specie arboree ed arbustive capaci di ospitare numerose comunità animali.

                Tradizionalmente la caratterizzazione degli ambienti forestali viene fatta in base alla dominanza di una o più specie nel manto arboreo.

                Boschi sempreverdi di Leccio: boschi sclerofilli e sempreverdi in genere fitti e densi con dominanza di leccio. In essi si possono rinvenire anche l’orniello (Fraxinus ornus) ed il bagolaro (Celtis australis): nello strato arbustivo si trovano sempreverdi come la fillirea (Phillirea angustifolia) l’alaterno (Rhamnus alaternus), il corbezzolo (Arbutus unedo), il viburno (Viburnum tinus) e l’alloro (Laurus nobilis).

                Boschi sempreverdi di sughera: boschi dominati dalla quercia da sughero (Quercus suber). Questa formazione predilige i suoli silicei a reazione acida e un clima più arido rispetto alla lecceta.

                Boschi caducifogli a roverella: sono boschi misti a dominanza di Roverella che in Sicilia va classificata come Quercus pubescens sensu latu. Questa classificazione riunisce in sé diverse specie e sottospecie di Quercus che sommariamente possono essere considerate roverella ma che ad un attento esame possono poi appartenere alla Q. pubescens, alla Q. dalechampi, alla Q. virgiliana etc. Comunque la roverella è una essenza quercina caducifoglie xerofila. In questi boschi il leccio è presente ma con un ruolo subordinato. Possono presentarsi altre specie sempreverdi come il lentisco (Pistacia lentiscus), il terebinto (Pistacia terebinthus), il corbezzolo (Arbutus unedo) l’erica (Erica arborea) ed il citiso villoso (Cytisus villosus).

                Boschi ripari a salici e pioppi: sono boschi igrofili a salice bianco (Salix alba) salice rosso (Salix purpurea) salice di Gussone (Salix gussonei) salice pedicellato (Salix pedicellata), pioppo nero, (Populus nigra) e pioppo bianco (Populus alba). Un tempo queste formazioni caratterizzavano i corsi d’acqua di gran parte della Sicilia, oggi la formazione, non di rado degradata, si limita a zone maggiormente impervie.

                   

                  Garighe

                  La gariga è una formazione vegetale più o meno aperta localizzata nella fascia termomediterranea e mediterranea, costituita da bassi arbusti e suffrutici a portamento pulvinato spesso distanziati da ampi tratti di terreno brullo e pietroso. Le garighe possono essere considerate come l’ultimo stadio di una degradazione della macchia ed una sorta di “predeserto”. In alcuni casi però sono una formazione primaria dovuta a fattori edafici che non consentono alcun altro sviluppo della coltre vegetale.

                  Gariga a timo e rosmarino: vegetazione a suffrutici e piccoli arbusti dominati dal timo (Thymus capitatus) dal rosmarino (Rosmarinus officinalis) dall’erica (Erica multiflora), da alcuni cisti (Cistus salvifolius, Cistus incanus, Cistus monspeliensis, Cistus creticus).

                  Gariga a lavandula: più rara si insedia soprattutto su suoli quarzarenitici acidi. Domina la lavandula (Lavandula stoecas) in associazione con alcuni cisti (C. incanus, C. monspeliensis, C. creticus).

                     

                    Praticelli terofitici

                    Sono formazioni a prateria, usualmente considerate soprattutto per il loro valore pabulare, presentano una vegetazione erbacea dominata dalla presenza di terofite (erbacee annuali). Frequenti sono i trifogli (Trifolium stellatum, T. campestre, T. angustifolium), ma anche alcune leguminose quali l’reba medica (Medicago minima), l’ononide uccellina (Ononis ornithopodioides), il ginestrino commestibile (Lotus edulis) ed il ginestrino piè d’uccello (Lotus ornithopodioides). Nel manto si trovano anche graminacee come il lino delle fate (Stipa capensis), il loiarello ruderale (Catapodium rigidum), il piumino (Lagurus ovatus), i sonaglini maggiori (Briza maxima) e le composite come il radicchio tubuloso (Hedypnois cretica), la bambagia spatolata (Filago pyramidata), le margheritine (Bellis annua) e la grattalingua comune (Reichardia picroides). Si tratta di manto vegetazionale effimero a ciclo essenzialmente primaverile localizzato su litosuoli molto sottili e che rappresenta una delle prime fasi della colonizzazione vegetale dei substrati rocciosi. La vegetazione terofitica risulta frequente in Sicilia anche a causa dell’azione dell’uomo che non di rado ha ampiamente degradato i suoli trasformandoli in neosuoli rocciosi ancora quasi del tutto sterili e quindi aperti ad una nuova colonizzazione.

                     

                    Pascoli mesofili

                    Posti oltre i mille metri d’altezza, sono caratterizzati da vegetazione erbacea a dominanza di emicriptofite. Frequenti le graminacee come l’avena altissima (Arrhenatherium elatius), la codolina comune (Phleum pratense), l’erba mazzolina comune (Dactylis glomerata), il loglio (Lolyum perenne) la festuca rossa (Festuca rubra) ma anche le leguminose (Trifolium repens, T. pratense, T resupinatum), le composite quali il cardo del Valdemone (Cirsium vallis-demonii), la margherita (Bellis perennis), la costolina (Hypochoeris levigata), e la labiata prunella gialla (Prunella laciniata).